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ASGI

ASGI chiede l’immediato rilascio dei due ragazzi attualmente trattenuti presso il Cie di Ponte Galeria.
Il 13 maggio 2013 due ragazzini stranieri, gia’ in precedenza tradotti al CIE di Ponte Galeria dalla Polizia Locale di Roma Capitale per essere poi riaffidati, data la visibile giovanissima età, al centro per minori che li aveva in carico, sono stati riconvocati dagli uffici comunali e poi ricondotti al medesimo CIE ( i Medici per i diritti dell’Uomo hanno presentato su queste strutture un rapporto inquietante proprio il 13 maggio).

Attualmente si trovano ancora nella struttura in condizioni di vulnerabilità estrema.

L’ASGI ricorda che ai minori stranieri non accompagnati si applicano le norme previste dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori che impone alle Istituzioni pubbliche di fornire adeguata ed effettiva tutela .

La testimonianza telefonica raccolta dall’associazione Yo Migro

https://soundcloud.com/yomigro/minori-al-cie-19-05-2013#play

CIECrotone.UCPI2

Gli avvocati della Giunta dell’unione delle Camere penali contestano la tipologia di struttura dei CIE e chiedono un cambiamento delle norme a livello nazionale.Lo fanno a Crotone, in occasione della visita al centro di identificazione ed esplusione Sant’Anna.

Riportiamo articoli usciti giovedì 30 maggio 2013, su quotidiani calabresi:

Lulli

Secondo un giudice di pace di Roma i centri di identificazione e di espulsione presentano un vuoto di legge e violano l’articolo 13 della Costituzione. Dopo le denunce della società civile, anche i giudici cominciano a nutrire dubbi sulla legalità del trattenimento fino ad un anno e mezzo dei migranti irregolari.

Un giudice chiede alla Consulta “Ma i Cie sono incostituzionali?”

Raffaella Cosentino

ROMA – Per la prima volta un giudice chiede alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla legittimità costituzionale dei Centri di identificazione e di espulsione. Per la legge italiana sono i giudici di pace, magistrati onorari e non togati, a dover decidere sulla libertà degli stranieri, che possono essere reclusi fino a un anno e mezzo senza avere commesso un reato, ma solo perché non hanno il permesso di soggiorno. Nelle 13 prigioni amministrative italiane, i giudici di pace decidono sulla prima convalida del trattenimento del migrante e sulle successive proroghe rinnovabili fino a 18 mesi. Il giudice di pace deve pronunciarsi entro 72 ore dall’ordine di trattenimento, come previsto dalla Costituzione per la privazione della libertà personale.

 Un vuoto di legge. Nel corso dell’udienza di convalida del trattenimento nel Cie di Ponte Galeria, a Roma, di una cittadina cinese fermata a Messina, il giudice di pace Diego Loveri ha sospeso il giudizio, trovandosi nell’impossibilità di decidere se fosse trascorso il termine di tempo massimo, a causa di un vuoto di legge. Non è chiaro infatti se valga l’ordine di reclusione nel Cie emesso dalla questura di Messina o quello successivo di Roma.

 Dubbi di incostituzionalità. Interrotta l’udienza e liberata la cittadina cinese, il giudice Loveri ha trasmesso gli atti alla Consulta sollevando il dubbio di legittimità costituzionale sull’articolo 14 del Testo Unico Immigrazione che definisce i Centri di Identificazione ed Espulsione “quelli individuati o costituiti con decreto del Ministero dell’interno”. Le ragioni indicate dal magistrato sono due: “sussiste il dubbio sull’incostituzionalità del trattenimento degli? stranieri nei centri di identificazione ed espulsione in rapporto al diritto di libertà personale ed in rapporto al principio di eguaglianza e non discriminazione nel godimento dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione (art. 3, art.10, art.13 Cost.)”. La reclusione degli stranieri nei Cie viene descritta nell’ordinanza come “atto coercitivo con il quale le forze di polizia attuano o ripristinano un provvedimento di trattenimento nel centro di identificazione ed espulsione”. La Costituzione prevede che le misure che incidono sulla libertà personale, diritto inviolabile di ogni uomo, siano disciplinate dalla legge attraverso il Parlamento.?

 I Cie non sono regolati da una legge. Di fatto sono prigioni amministrative, ma ufficialmente non sono considerate carceri. Dovrebbero, secondo quanto scrive il giudice, “essere interamente regolati dalla Legge, e non lo sono attualmente”. Esistono solo decreti e regolamenti emanati al ministero dell’Interno. Il Testo Unico dell’immigrazione non contiene nessuna prescrizione circa le modalità del trattenimento nei Cie. “La gestione dei Centri è disciplinata da un capitolato di appalto, approvato con decreto ministeriale del?21 novembre 2008 e non da una legge” continua l’ordinanza.

 Minata l’imparzialità del giudizio. Una seconda questione sollevata da Loveri riguarda il luogo in cui si svolgono le udienze del giudice di pace. I locali sono messi a disposizione dalle questure all’interno dei Cie. Il giudice, si legge nell’ordinanza, “dovrebbe recarsi, a discrezione del potere esecutivo, presso uno dei Centri di Identificazione ed Espulsione esistenti in tutto il territorio nazionale o presso le Questure, oppure presso gli Aeroporti”. Questo potrebbe violare l’articolo 25 della Costituzione “non essendo legislativamente determinato il giudice naturale”. Quando le udienze si svolgono all’interno dei Cie, il giudice “non può esaminare gli atti se non velocemente ed altrettanto velocemente decidere sulla libertà personale dei cittadini di paesi terzi”.

 Leso il diritto di difesa. La Si configura così “una evidente lesione del diritto di difesa di cui all’art.24 della Costituzione (il cui esercizio è riconosciuto anche allo straniero irregolarmente soggiornante in Italia e del dovere di imparzialità e di parità davanti ad un giudice terzo (art.111 della Costituzione)” . Il giudice di pace sottolinea che “di fronte ai diritti fondamentali di libertà posti in gioco, non può non assumere preminenza? l’esigenza di assicurare tutte le garanzie ordinamentali e processuali a soggetti? che, per la loro intrinseca condizione personale, costituiscono a tutti gli effetti? soggetti deboli”. L’ordinanza si sofferma sulle condizioni di vita all’interno dei Cie, usando le parole dei rapporti del Viminale, in cui si descrivono l’ozio forzato, il disagio psichico, le frequenti rivolte e atti di autolesionismo dei trattenuti.

 Karim è uscito dal Cie. La storia di Karim, 24 anni, dimostra la difficoltà di difendersi davanti alle autorità quando si finisce nelle maglie del Cie. Milanese con passaporto egiziano, il giovane vive in Italia dall’età di sei anni insieme alla sua famiglia e ha rischiato di essere imbarcato su un volo per l’Egitto. Della vicenda, dopo Repubblica.it ha parlato anche il New York Times in un lungo articolo sui Cie. Ieri Karim è uscito da Ponte Galeria con una sospensiva dell’espulsione. Lo annunciano la campagna LasciateCIEntrare e l’Asgi. “Karim è fidanzato da alcuni anni con una ragazza italiana, Federica, dalla quale aspettava un bambino – denuncia Gabriella Guido, coordinatrice nazionale della campagna – E’ stato difficile per Karim e Federica essere separati e affrontare la detenzione in un Cie. Federica, qualche settimana fa, ha perso il bambino. Questa, per i due ragazzi, è la peggiore tortura che potessero subire”.

 L’avvocato dell’Asgi Salvatore Fachile spiega. “Karim ha scontato la pena (per droga) in tre anni di misura alternativa superata brillantemente. Alla luce di questo il giudice ha revocato le misure adottate nei suoi confronti dichiarandolo “non socialmente pericoloso”. Nei Cie non c’è valutazione caso per caso, si viene reclusi in modo automatico, invece che come misura eccezionale.

Pubblicato il 28 giugno 2013 su http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2013/06/28/news/un_giudice_chiede_alla_consulta_se_i_cie_sono_incostituzionali-62038761/

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Si è riunita il 4 luglio la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani presso il Senato della Repubblica.

Seguito dell’indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale: audizione del giudice di pace Diego Loveri, su profili di incostituzionalità connessi al trattenimento dei migranti presso i centri di identificazione ed espulsione.

Di seguito il resoconto sommario dell’audizione.

COMMISSIONE STRAORDINARIA PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI

GIOVEDÌ 4 LUGLIO 2013

7ª Seduta

Presidenza del Presidente

MANCONI 


            Interviene, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, il giudice di pace Diego Loveri.  

            La seduta inizia alle ore 8,30.

SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI  

Il presidente MANCONI comunica che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata chiesta l’attivazione dell’impianto audiovisivo e la trasmissione radiofonica, e che la Presidenza del Senato ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso.

Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori.

PROCEDURE INFORMATIVE 

Seguito dell’indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale: audizione del giudice di pace Diego Loveri, su profili di incostituzionalità connessi al trattenimento dei migranti presso i centri di identificazione ed espulsione   

 Prosegue l’indagine conoscitiva in titolo, sospesa nella seduta del 3 luglio scorso.

Il presidente MANCONI dopo aver ricordato che l’audizione odierna si inserisce nel filone relativo alla tutela dei diritti umani nei centri di accoglienza e trattenimento in Italia, presenta il dottor Diego Loveri, giudice di pace in Roma, che ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale una questione di costituzionalità relativamente all’articolo 14 del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, in materia di Centri di identificazione e di espulsione.

Il dottor Diego LOVERI illustra la procedura del trattenimento dei migranti irregolari che prevede che i giudici di pace decidano sulla prima convalida del trattenimento e sulle successive proroghe rinnovabili fino a 18 mesi. Il giudice deve pronunciarsi entro 48 ore dal deposito in cancelleria dell’ordine di trattenimento.

La questione di legittimità costituzionale sollevata riguarda l’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione nella parte in cui attribuisce a un decreto del Ministero dell’interno l’individuazione o la costituzione dei Centri di identificazione ed espulsione. Sussiste il dubbio sulla costituzionalità del trattenimento degli stranieri nei centri di identificazione ed espulsione in rapporto al diritto di libertà personale ed in rapporto al principio di eguaglianza e non discriminazione nel godimento dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione di cui agli articoli 3, 10, 13, poiché la Carta fondamentale prevede che le misure che incidono sulla libertà personale, siano disciplinate dal Parlamento con legge e con un atto di fonte secondaria quale un decreto ministeriale. Il Testo unico dell’immigrazione, inoltre, non contiene nessuna prescrizione circa le modalità del trattenimento nei CIE, mentre la stessa gestione dei Centri è disciplinata da un capitolato di appalto approvato con decreto ministeriale del 21 novembre 2008, e non da una legge specifica.

Sottolinea come ci si trovi di fronte a una carenza di legislazione che riguarda anche l’applicazione della direttiva europea n. 115 del 2008, c.d. “direttiva rimpatri”, in quanto questa prevede che la proroga del trattenimento dello straniero venga decisa dal giudice competente solo qualora le forze dell’ordine cui spetta l’identificazione dimostrino di essersi attivate presso le sedi consolari per identificare il trattenuto, e venga accertata la natura dell’ostacolo che impedisce l’identificazione. Questi passaggi non sono esplicitamente previsti nella procedura seguita attualmente.

Mancano poi strutture idonee allo svolgimento delle udienze e il giudice di pace si deve recare direttamente all’interno dei centri, in locali messi a disposizione dalle questure dove non può esaminare gli atti se non sommariamente, per poi velocemente decidere sulla libertà personale dei cittadini di paesi terzi. Anche i criteri di individuazione del giudice competente non sembrano conformi a quanto dispone l’articolo 25 della Costituzione in materia di giudice naturale.

Prendono quindi la parola il presidente MANCONI, i senatori SIMEONI (M5S), MAZZONI (PdL), LO GIUDICE (PD), DE CRISTOFARO (Misto-SEL) per porre domande o fare osservazioni.

A tutti risponde il dottor Diego LOVERI, giudice di pace presso il tribunale di Roma.

Il presidente MANCONI ringrazia la personalità audita e i senatori per la partecipazione al dibattito e dichiara concluso questo punto all’ordine del giorno.

Il seguito dell’indagine conoscitiva è pertanto rinviato.

AFFARE ASSEGNATO

Affare assegnato concernente l’aggiornamento del nomenclatore tariffario, alla luce degli atti internazionali firmati e ratificati dall’Italia a tutela dei diritti umani degli individui disabili (n. 69)

(Esame, ai sensi dell’articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all’articolo 50, commi 1 e 2 del Regolamento. Approvazione della risoluzione: Doc. XXIV-ter, n. 2)

Il presidente MANCONI ricorda l’audizione che ha avuto luogo lo scorso 26 giugno con Luisa Panattoni e Alessandra Incoronato, persone affette da patologie gravemente invalidanti, e Maria Teresa Agati, presidente del Centro Studi e Ricerca ausili tecnici per persone disabili della Confindustria, durante la quale sono state messe in evidenza le gravi insufficienze del nomenclatore tariffario, che è un documento che raccoglie gli strumenti e gli ausili per persone affette disabilità che si possono ottenere gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. Il nomenclatore tariffario è stato approvato con regolamento nel 1999 – ma la sua formulazione risale addirittura al 1995 – e non è mai stato aggiornato. Da qui l’idea, condivisa dalla Commissione, di formulare una risoluzione che chiedesse con forza un aggiornamento di tale documento. Alla luce di tali considerazioni presenta uno schema di risoluzione – inviato in precedenza a tutti i membri della Commissione – che, premessi gli atti internazionali sottoscritti e ratificati dall’Italia posti a protezione dei diritti delle persone disabili, chiede al Governo di provvedere rapidamente all’aggiornamento del nomenclatore tariffario. Poiché nessun senatore chiede di intervenire in sede discussione generale o dichiarazioni di voto, procede alla verifica del prescritto numero legale e pone ai voti lo schema di risoluzione – allegato al presente resoconto – che viene approvato dalla Commissione all’unanimità. Ringrazia i colleghi per la partecipazione così attiva ed interessata alla discussione, ricordando il programma della Commissione per i prossimi giorni.

La seduta termina alle ore 9,30.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

 SULL’AFFARE ASSEGNATO N. 69

 (Doc. XXIV-ter, n. 2)

 La Commissione,

premesso che:

l’Italia ha sottoscritto il 30 marzo 2007 la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; tale Convenzione è stata ratificata con la legge n. 18 del 3 marzo 2009 (pubblicata in G.U. n. 61 del 14 marzo 2009);

con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona,  il 1° dicembre 2009, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ha acquisito il medesimo valore dei Trattati; tale Carta prevede all’articolo 26 che “L’Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità“;

l’Unione europea ha varato la “Strategia europea sulla disabilità” (2010-2020), articolata in otto aree d’azione congiunte tra l’Unione europea e gli Stati membri: accessibilità, partecipazione, uguaglianza, occupazione, istruzione e formazione, protezione sociale, salute, azione esterna;

l’Italia ha ratificato, con legge n. 30 del 9 febbraio 1999, la Carta sociale europea – adottata dal Consiglio d’Europa nel 1961 e riveduta nel 1996 – che prevede all’articolo 15, l’impegno a garantire alle persone portatrici di handicap l’effettivo esercizio del diritto all’autonomia, all’integrazione sociale ed alla partecipazione alla vita della comunità, anche attraverso misure volte a sormontare gli ostacoli alla comunicazione e alla mobilità;

il Piano d’azione per le persone disabili 2006-2015, adottato nell’aprile 2006 dal Consiglio d’Europa, contiene 15 linee direttrici volte a favorire, tra l’altro la partecipazione delle persone portatrici di handicap alla vita politica, pubblica e culturale, all’educazione, all’informazione e comunicazione, all’impiego, all’accesso agli edifici ed ai trasporti;

 onsiderato inoltre che:

il Ministero della salute ha emanato, con decreto n. 332 del 27 agosto 1999, un documento denominato Nomenclatore Tariffario che individua nel dettaglio da un lato le patologie di disabilità cui viene riconosciuta assistenza, dall’altro gli ausili protesici somministrabili gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale;

nella seduta del 26 giugno 2013 della Commissione per la promozione e la tutela dei diritti umani sono intervenute Luisa Panattoni e Alessandra Incoronato, persone affette da patologie gravemente invalidanti, e Maria Teresa Agati, presidente del Centro Studi e Ricerca ausili tecnici per persone disabili della Confindustria;

in tale occasione le persone audite hanno denunciato l’inadeguatezza del Nomenclatore Tariffario attualmente in vigore che, pur essendo stato approvato del 1999, non risulta essere stato mai aggiornato, rivelandosi inadeguato per quanto riguarda sia l’elencazione sia la descrizione degli ausili; infatti nella sua formulazione il documento risalirebbe addirittura al 1995, ad un contesto, quindi, tecnologicamente molto diverso da quello odierno, con prodotti e tariffe assolutamente inadeguati ai parametri correnti;

il mancato adeguamento del Nomenclatore Tariffario, nonostante fosse previsto ogni due anni, si traduce attualmente nella mancata disponibilità di ausili protesici adeguati e in sussidi statali insufficienti all’acquisto di protesi appropriate, recando notevoli disagi alle persone disabili e alle loro famiglie;

tenuto conto che:

con un’ordinanza del 1° marzo 2012 il Tribunale di Napoli ha riconosciuto il diritto del cittadino con disabilità ad ottenere un ausilio non previsto dal Nomenclatore Tariffario;

con la Sentenza n. 144 del 2 gennaio 2012 il Tar Sicilia ha sancito il diritto dell’assistito a scegliere liberamente l’ausilio ritenuto più congeniale ai suoi bisogni senza dover ricorrere a quelli previsti dalla Asl;

impegna il Governo:

a provvedere nel più breve tempo possibile all’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario per porre fine alle difficoltà ed ai gravi disagi arrecati alle persone disabili e ai loro familiari, con grave lesione del diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione e dagli atti internazionali cui l’Italia ha aderito come fondamentale diritto della persona.

 Fonte: www.senato.it

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