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Lunedì 7 aprile avrà luogo il secondo incontro della campagna  LasciateCIEntrare presso l’ Università degli studi di Bari Aldo Moro, Dipartimento di Scienze Politiche.
Discuteremo della legge che prevede la privazione della libertà personale dei migranti, di negazione dei diritti umani nei CIE, e di quello che l’Italia e l’Europa dovrebbero fare per riformare il sistema della detenzione amministrativa degli stranieri.
Lo faremo con la proiezione del film EU 013 L’ULTIMA FRONTIERA ed insieme agli avvocati di CLASS ACTION Procedimentale, con i docenti e con Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato.
Modera il Prof Chiarello Franco – Docente di Sociologia Economica, Università di Bari.

Oggi l’udienza sulla Class Action per chiudere il Cie di Bari: assente l’Avvocatura di Stato.

A giorni la sentenza del Tribunale

La testimonianza della campagna LasciateCIEentrare che entra nel Cie con giornalisti, avvocati e parlamentari

Bari, 8 aprile 2014 – Un gruppo di avvocati, un centinaio di migranti, la società civile: sono i protagonisti di due giorni di testimonianza e denuncia a Bari dove si attende il verdetto del Tribunale sulla Class Action procedimentale presentata 3 anni fa dall’avvocato Paccioni. Si chiedeva, allora come oggi, di chiudere la struttura di Bari/Palese: un centro di identificazione ed espulsione che, come altri, è considerato inadeguato all’accoglienza di esseri umani. Circa ottanta gli ospiti del centro, alcuni malati e senza accesso alle cure, altri senza cibo per protestare contro un trattenimento fuorilegge “nessuno di loro ha commesso alcun reato ma un illecito amministrativo” dice Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare “proprio come avviene in tutti i Cie presenti sul territorio italiano”.

LasciateCIEentrare torna dopo un anno nel Cie di Bari/Palese con una delegazione di parlamentari per monitorare le condizioni di vita dei detenuti e verificare lo stato dei lavori ordinati dal Tribunale di Bari al Ministero dell’Interno a fine gennaio scorso. “Ma è possibile umanizzare luoghi di disumanizzazione totale ed istituzionalizzata? E’ costruendo dei bagni in più o un campo di basket che si ripristinano condizioni di dignità e ci si assolve dalla colpa di un’indebita privazione della libertà? peraltro in una struttura gestita da cooperative che, dicono i diretti interessati, non corrisponde nemmeno i compensi ai propri lavoratori …”. Disumane sono infatti le condizioni dei migranti che hanno parlato anche con i giornalisti di Al Jazeera, per la prima volta con una troupe in un Cie italiano.

“Il sistema va riformato, la politica deve occuparsi di questa vicenda vergognosa, da troppo tempo rimandata e ridotta a mera questione di pubblica sicurezza. Non si può più negare che i Cie siano delle prigioni dove vengono trattenuti, in contrasto con le normative europee in materia, migranti. Vanno fatti dei distinguo e ricercate soluzioni coerenti con il diritto e con la storia di un paese civile”. Benvenute le azioni che partono dal territorio, come la Class Action di Bari: il verdetto di questo procedimento potrebbe fare storia come quello del giudice di Crotone che a dicembre 2012 assolse quattro migranti dall’accusa di danneggiamenti alla struttura del Cie perché considerò il loro comportamento una legittima difesa. Anche la sentenza di Bari potrà costituire un utile riferimento giurisprudenziale in una materia che non ne ha molti.

La campagna LasciateCIEntrare chiede che il Governo affronti con la massima urgenza il tema della detenzione amministrativa e si risolva a chiudere i CIE, istituzioni fallimentari e lesive della dignità umana.

Foto di @Francesca Fago

 

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I CIE sono una ferita al diritto in un paese civile: altre soluzioni sono possibili 
Un esposto alla Procura della Repubblica per i fatti di Gradisca

Informiamo la stampa e il paese 

INVITO

Lunedì 12 maggio, la campagna LasciateCIEntrare e l’associazione Tenda per la Pace e i Diritti depositeranno presso la Procura della Repubblica di Gorizia e di Roma un esposto relativo alla rivolta e agli avvenimenti accaduti nell'agosto 2013 all'interno del CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Gradisca d'Isonzo.

Oltre ad associazioni e cittadini l’esposto sarà depositato anche a firma di alcuni parlamentari della Repubblica Italiana

Tutto ha inizio l'8 agosto, in una notte afosa: scontri, pestaggi, lanci di lacrimogeni in una struttura senza aria durano diversi giorni. In circostanze ancora da chiarire, uno dei migranti cade dal tetto e finisce in coma. Majid muore il 30 aprile 2014 all’ospedale di Monfalcone. Il centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo veniva sgombrato e chiuso nel novembre del 2013 a seguito dell’ennesima forma di protesta da parte dei trattenuti.

Nell’esposto vengono evidenziati gli avvenimenti che si sono succeduti in quel centro nei giorni dell’agosto 2013, con particolare evidenza sull’uso dei lacrimogeni per sedare la protesta dei migranti, sostanze lacrimogene vietate. Le associazioni ed i firmatari dell’esposto si chiedono quindi se anche in questo caso ci sia stato un abuso di potere da parte delle forze dell’ordine preposto alla vigilanza del centro.

Un ennesimo episodio, forse il più doloroso, che dimostra il fallimento del sistema di detenzione amministrativa e l’urgenza di soluzioni alternative, mentre il Governo e gli organi preposti mostrano un colpevole silenzio e totale assenza di iniziative volte alla revisione del sistema.

Sistema di detenzione che è praticamente imploso, che registra una continua violazione dei diritti umani,  e  sul quale gravano fin troppe detenzioni "illegittime", interrogazioni parlamentari, denunce, imputazioni per reati penali commesse dagli enti gestori, oltre che un enorme spreco in termini di risorse finanziare

Alla vigilia delle elezioni europee il tema dell'immigrazione viene o rimosso o usato strumentalmente dai candidati di alcune forze politiche: l’attenzione alla necessità di garantire i diritti umani rischia di rimanere in secondo piano.

È per questo che la società civile e la campagna LasciateCIEntrare continua a chiedere un impegno preciso ai futuri europarlamentari.

Il 13 maggio alle ore 11.00
presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana
in C.so Vittorio Emanuele, 249 - Roma

presentano l’esposto e gli sviluppi dei fatti di Gradisca:

Galadriel Ravelli - Tenda della Pace e i Diritti
Gabriella Guido – portavoce della campagna LasciateCIEntrare
Pietro Soldini – CGIL
Oria Gargano - BE FREE

Saranno mostrati video e altre testimonianze sugli incidenti di Gradisca che hanno portato al temporaneo svuotamento e chiusura del centro.

Materiale stampa e documenti sul CIE di Gradisca:

Un esposto firmato da associazioni e parlamentari alla Procura della Repubblica
chiede di indagare sui fatti di Gradisca perché

la morte di Majid non resti senza risposte

Roma, 13 maggio 2014 – La campagna LasciateCIEntrare e l’associazione Tenda per la Pace e i Diritti hanno presentato i contenuti dell’esposto depositato presso le Procure della Repubblica di Gorizia, Roma, Torino e Napoli: si chiedono accertamenti sugli avvenimenti dell'agosto 2013 all'interno del CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Gradisca d'Isonzo.

Scontri, pestaggi, lanci di lacrimogeni sono iniziati l’8 agosto e continuati per diversi giorni; in circostanze ancora da chiarire, nella notte tra l’11 e il 12 agosto, uno dei migranti cade dal tetto e finisce in coma. Majid era nel centro da poche settimane e aveva deciso di tornare in Marocco: è morto il 30 aprile scorso all’ospedale di Monfalcone.

Toccante la testimonianza di Galadriel Ravelli della Tenda per la Pace che ha seguito quei giorni dall’esterno del CIE, ha vissuto l’aggravarsi della tensione e ha visto crescere uno sproporzionato uso della forza per sedare una rivolta nata perché i migranti avevano chiesto il permesso di rimanere svegli a festeggiare la fine del Ramadam oltre l’orario previsto.

Ravelli vuole la verità sulla morte di Majid, divenuto simbolo delle ombre, dell’indifferenza e della mancanza di diritti e di dignità dei CIE. “La famiglia è stata avvertita della sua morte solo dopo una settimana e abbiamo saputo che gli è stata fatta un’autopsia senza alcuna autorizzazione. Non ci risulta ci siano indagini su questo caso. Molti migranti – dice Ravelli – chiedevano di essere trasferiti da Gradisca ad altro centro, tale era il livello di vessazioni, soprusi e sofferenza vissuti nel centro”. Il peggiore, a detta di molti, tra le strutture presenti in Italia tanto da guadagnarsi il titolo di “Guantanamo d’Italia”. Dentro quel CIE i lacrimogeni venivano usati almeno dal 2007, quando ancora veniva definito CPT. Quel centro è stato teatro di molte violazioni dei diritti umani, di pratiche e operazioni al limite della legalità; è tutt’ora in corso un procedimento con 13 imputati, compreso il vice prefetto, per truffa ai danni dello stato e sovrafatturazione.

Un centro che non deve mai più essere riaperto.

Le associazioni e i firmatari dell’esposto si chiedono se non ci sia stato un abuso di potere da parte delle forze dell’ordine preposte alla vigilanza del centro. La portavoce della campagna LasciateCIEntrare, Gabriella Guido  chiede che venga aperta un’indagine da parte della magistratura per fare luce sull’ennesimo episodio di violazione dei diritti umani e per fare luce su quanto accaduto in quei giorni. Ricorda inoltre la sentenza del Tribunale di Crotone del dicembre 2012 che assolse tre migranti dall’accusa di danneggiamento alla struttura perché era legittimo il loro comportamento che sfociò in una vera e propria protesta, inquadrandolo come “legittima difesa”.

“ Maijd è morto per LEGITTIMA DIFESA o PER ECCESSO E ABUSO DI POTERE DA PARTE DELLO STATO?” chiede la Guido.

Alberto Barbieri di MEDU ricorda come nel CIE di Gradisca riuscirono a seguire e denunciare il caso di un giovane migrante marocchino affetto da una gravissima forma depressiva. Nonostante la dichiarazione di incompatibilità al trattenimento il giovane Mohamed rimase al centro per 14 mesi, durante i quali furono numerosi gli atti di autolesionismo, compreso un tentativo di suicidio. A MEDU fu concesso di “visitare” Mohamed divisi da uno schermo di plexiglass per venti minuti, senza nessuna possibilità di contatto diretto.

Per Luigi Manconi, presidente della Commisione per i Diritti Umani del Senato, “La verità è una: il Cie è un carcere privo dello statuto giuridico del carcere, un orribile non luogo, immerso nel non tempo. Una sorta di oscena e feroce matrioska, dove una gabbia contiene un'altra gabbia al cui interno si trova una successione di gabbie, cancelli, serrature. Il risultato è uno solo: si tratta di strutture sempre più afflittive e inutili. Vanno chiuse.”

L'avv. Guido Savio parla per l'ASGI - l'Associazione di giuristi che ha depositato a Torino l'esposto per il tramite del presidente avv. Lorenzo Trucco: “E' importante ricordare che questi Centri di detenzione per stranieri, istituiti dalla legge Turco Napolitano nel 1998, hanno introdotto la « detenzione amministrativa » rendendo possibile, per la prima volta in Italia, la privazione totale della libertà di una persona in assenza di reato e senza un provvedimento preventivo di un giudice.Non solo queste istituzioni hanno fallito gravemente nell'obbiettivo prefissatosi – combattere l' immigrazione irregolare (la Corte dei Conti, le statistiche ufficiali e Rapporti indipendenti ne smentiscono da sempre l'efficacia e i costi inutili per l'erario pubblico) ma hanno di fatto creato dei luoghi che sono l’espressione più forte e conosciuta del cosiddetto “Diritto speciale”, riservato dalla normativa italiana agli stranieri.


Chiediamo con urgenza che il Parlamento e il Governo adottino misure realistiche per gestire il fenomeno dell'immigrazione nel rispetto assoluto dei principi costituzionali di difesa e tutela della libertà della persona e in conformità delle norme sovranazionali, di qualunque cittadinanza sia”.

E’ di ieri la notizia che a Bari il Collegio giudicante del Tribunale ha respinto il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite l’avvocatura dello Stato. I lavori di adeguamento della struttura del CIE dovevano essere eseguiti nei 90 giorni stabilita dalla sentenza del Giudice Corso dello scorso febbraio. Superato tale termine, irrevocabile, la struttura dovrà essere svuotata ed i migranti trasferiti in altro centro “idoneo”.

Dichiara Paccione di CLASS ACTION “Possiamo oggi affermare, alla luce dell’Ordinanza collegiale in esame, che il Ministro dell’Interno Avv. Angelino Alfano è tenuto a disporre l’immediato trasferimento dei detenuti del CIE di Bari in strutture idonee a proteggere la loro dignità sino al completamento dei lavori di de-carcerazione imposti dal Tribunale locale e ad oggi non eseguiti nella loro integrità”.

Piero Soldini, responsabile Immigrazione della Cgil sostiene che "la drammaticità intorno ai CIE sembra funzionale a chi vuole che questi luoghi e le loro storie siano una vetrina, un deterrente per chi decide di tentare una vita altrove. E questo, mentre le discussioni all'interno delle istituzioni sono ferme alle considerazioni sui tempi di detenzione - 18 mesi o 6? In questo quadro, risulta grave che il ministro degli Interni dell’attuale governo, così rapido nelle sue comunicazioni e attività, non abbia ancora distribuito le deleghe ai sottosegretari e la lunga assenza di un direttore a capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione è un segnale di disattenzione in materia".

Alla vigilia delle elezioni europee, la campagna LasciateCIEntrare chiede ai candidati di esprimersi con serietà rispetto al tema urgente della revisione delle normative in tema di immigrazione, e di prendere finalmente posizione, lasciando da parte le strumentalizzazioni e le politiche ipocrite.
 

L’esposto è stato firmato anche da:

ABDSSLAM EL KODRA – cugino  di Maijd, TENDA PER LA PACE E I DIRITTI - Galadriel Ravelli, Anchal Bertani e Genni Fabrizio, MELTING POT EUROPA - Nicola Grigion, GARANTE PROVINCIALE PER I DIRITTI DEI DETENUTI DI GORIZIA -Dott. Alberto De Nadai , ASGI, ANTIGONE, DASUD, A BUON DIRITTO, CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, BE FREE, ASS. GARIBALDI 101, ARCI THOMAS SANKARA, GABRIELLA GUIDO – portavoce campagna LasciateCIEntrare, PIETRO SOLDINI  - Responsabile immigrazione CGIL, TILT – Maria Pia Pizzolante, STEFANO GALIENI, MATTEO NEGRARI – Assessore comunale SEL a Staranzano, PAOLO FERRERO Rifondazione Comunista
 

E dai parlamentari COSTANTINO, FRATOIANNI e PELLEGRINO di SEL e dai candidati all’Europarlamento CASARINI, FURFARO e ALOTTO

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