Siamo difensori dei diritti umani, sindacalisti, lavoratori precari, attivisti, sindaci, avvocati e ricercatori. Apparteniamo a comunità di migranti, organizzazioni non governative e gruppi ecclesiali. Siamo gruppi auto-organizzati, individui e istituzioni. Viviamo in piccole e grandi città, in comunità che accolgono i nuovi arrivati e trovano modi per vivere in comune. Ci uniamo perché vogliamo costruire e diffondere strutture transnazionali di solidarietà per una società aperta con uguali diritti per tutti/e. Ciò che ci unisce è un rifiuto della deriva razzista e autoritaria portata avanti da molti governi, partiti e movimenti nazionali in tutta Europa e nel mondo.

 

Verso strutture transnazionali di solidarietà: vogliamo porti sicuri adesso!

Sappiamo fin troppo bene che il salvataggio in mare non è la soluzione migliore per i migranti che muoiono nei loro viaggi verso l'Europa. Nessuno dovrebbe rischiare la vita per viaggiare verso una qualsiasi destinazione. Ma sappiamo anche che, nella situazione attuale, abbiamo bisogno di operazioni di ricerca e soccorso, e sappiamo che tali operazioni dipendono da "porti sicuri", che si tratti di zone portuali lungo le coste o di comunità nella terraferma che offrono rifugio. Questo è il motivo per cui vogliamo che le nostre città diventino Porti Sicuri, così come di seguito li definiamo, al di là del quadro delle definizioni e degli accordi giuridici esistenti:

 

1) Un Porto Sicuro è uno spazio aperto, in cui le persone sono accolte e assistite indipendentemente dalla loro origine, razza, genere e classe. È un luogo aperto alla città, dove gli attori della società civile possono entrare e monitorare la situazione.

 

2) Un Porto Sicuro è uno spazio disobbediente, dove si alzano le voci che denunciano il razzismo, qualsiasi tentativo di bloccare gli arrivi e qualsiasi politica di deterrenza.

 

3) Un Porto Sicuro è uno spazio in cui i Diritti Umani sono rispettati, dove le persone non sono esposte al rischio di tortura, persecuzione o trattamenti inumani e degradanti.

 

4) Un Porto Sicuro è uno spazio in cui viene affermato il diritto alla mobilità, in cui alle persone viene concessa la possibilità di rimanere ma anche di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni. 

 

5) Un Porto Sicuro è un luogo dove né i migranti né coloro che sono solidali con loro vengono criminalizzati - né per condurre l'imbarcazione sulla quale hanno viaggiato, né per salvare persone in difficoltà in mare, né per dare informazioni indipendenti ai migranti, né per aiutarli a continuare il loro viaggio.

 

Vogliamo trasformare le nostre città in spazi di inclusione e non di esclusione, di rifugio e non di deterrenza. Lottiamo per avere comunità di accoglienza e non di segregazione. Come nuova alleanza, vogliamo promuovere la solidarietà tra i singoli comuni e a livello transnazionale che consenta alle persone di spostarsi liberamente dal loro primo luogo di sbarco ad altre destinazioni all'interno e al di fuori del paese in cui sono arrivate, oltre qualsiasi hotspot e oltre qualsiasi regola e sistema connesso al Regolamento Dublino e alla "ricollocazione". 

 

Apriamo subito i porti! Apriamo le città! Mettiamo fine alle morti dei migranti in mare!

 

Contatti per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

La Campagna LasciateCIEntrare aderisce e sostiene l'appello

 

Dopo una sola settimana di “Governo” Lega/M5S, ecco le prime “purghe” e i primi crimini di stato razziali. 

Il neo Ministro dell’Interno e quello delle Infrastrutture, violano in Trattati Internazionali vietando lo sbarco nei porti italiani della nave Aquarius che da due giorni naviga in acque internazionali con 629 uomini e donne e minori. Ingaggiando un braccio di ferro con Malta, ma in realtà come atto di forza nei confronti dei paesi dell’Unione Europea.

Un atto “politico” contro esseri umani che va contro ogni principio di solidarietà, di umanità e contro i valori fondativi dell’Europa

Un atto barbaro, meschino, che evidenzia come l’Italia e l’Europa non abbiano ancora intrapreso una politica di accoglienza e di inclusione che è invece necessaria ed urgente, volta a contrastare quei fenomeni di traffico di esseri umani che non si combatte con accordi scellerati, come quello con la Libia.

Un atto contrario agli Art. 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che potrebbe configurarsi anche come un atto di espulsione collettiva, vietato dall’Art. 4.

Una nave in sospeso nel Mediterraneo. Fuori dai confini dell’umanità e dei diritti.  

#NOIVIACCUSIAMO

Campagna LasciateCIEntrare

Il nuovo Governo nasce da un patto e da un "contratto" scellerato. Nasce e si insedia con le dichiarazioni di un Ministro dell'Interno che non segna una discontinuità con le politiche sociali ed in particolare sul tema dei diritti e dell'immigrazione, che hanno invece reso evidente il fallimento di una politica cieca e "contraria" allo sviluppo di un paese civile e democratico.

Un Governo che inneggia alle ruspe e ai respingimenti non potrà mai essere un esecutivo in linea con i tempi e con il rispetto dei diritti umani. Un Governo che è pro-frontiere e "contro" la mobilità umana è un Governo che contrasta il futuro di un paese, e che torna ai tempi e ai proclami scellerati di epoca "fascista". 

Un Governo e movimenti e partiti che annunciano di governare per la sicurezza del paese, eliminando o riducendo lo spazio democratico non sarà un Governo che porterà alla prosperità di un paese e di una collettività che ha bisogno oggi più che mai di diritti e di politiche illuminate.

Inneggiare a respingimenti improbabili e inattuabili, inneggiare ai nuovi centri di detenzione per ripulire le piazze e le strade dai migranti, sventolare e azionare le ruspe sdogana gli istinti peggiori ed è il chiaro segnale di una politica che non sa fare politica, che preme sulla "pancia" di sentimenti populisti e della peggiore destra di recente memoria.

Non sono casi isolati gli spari sui migranti, il blocco delle navi che soccorrono, le irruzioni dei nuovi camerati nelle sedi delle associazioni e nelle piazze pubbliche e nelle biblioteche, i titoloni di alcuni giornali nazionali che inneggiano alla nuova "guerra" ai migranti. Tutto questo è un "piano strategico" già visto. Vecchio, pericoloso, ottuso e soprattutto che colpirà nel profondo un paese che è molto diverso da quello che ci vogliono far credere.

Annunciare di tagliare fondi all'accoglienza è propaganda. Investire nell'accoglienza è politica e sviluppo e lo dimostrano paesi che da anni hanno governato i flussi migratori con lungimiranza e democrazia.

Stiamo assistendo al ritorno di un oscurantismo che colpirà nel profondo un sistema ed un paese che ha bisogno di diritti, di nuovi cittadini, di coesione sociale, di sviluppo, di formazione e lavoro legale, combattendo davvero nel profondo le iniquità, le ingiustizie di classe e di razza. Tornare indietro sul tema dei diritti civili, sociali, politici è un grave passo indietro che pagheremo tutti, perché l'immigrazione è la cartina tornasole del grado di democrazia di un paese sano ed al passo con i tempi. 

Questo cambiamento noi non lo vogliamo. Lo denunceremo. Lo contrasteremo con la forza dei diritti, con la forza degli esseri umani che sono contro ogni forma di fascismo. 

Perché il cambiamento vero è in chi non si riconosce in propagande nazionaliste, in chi non tenta di ricostruire politiche razziste e xenofobe, in chi si occupa di ricostruire un tessuto sociale sano ed inclusivo. In chi denuncia da anni che il business dell'immigrazione è in mano a sfruttatori organizzati e autorizzati. In chi denuncia un business organico ad un sistema che quando elimina o delimita lo spazio dei diritti umani è uno spazio che toglie democrazia e sviluppo ad un paese intero.

Non importa che i colpi che hanno ucciso Soumalya Sacko e ferito altre due persone siano stati sparati solo "perché" contro dei neri, oppure che siano stati sparati perché quei neri erano un fastidio o rischiavano di far scoprire altro (il sito di interramento di rifiuti illegale). Ciò che importa è che di sicuro quei colpi sono stati resi più facili, che il dito sul grilletto si è spinto con minori remore, dal fatto che gli obiettivi erano dei neri o dei migranti che lavoravano nelle campagne. Non delle persone, ma più semplicemente degli "immigrati", se non dei "clandestini" (non importa se con permesso o senza; questo è il loro status, secondo la vulgata) la cui vita vale molto meno delle altre.

È la percezione che si ha del migrante come sub-persona che conta, non che con coscienza e volontà si sia inteso uccidere un nero perché nero (non è Traini, ma se vogliamo è quasi peggio, perché più "normale"). Ed è una percezione che oggi viene definitivamente ed istituzionalmente sdoganata con affermazioni di chiaro stampo xenofobo del Ministro dell'Interno.

A qualcuno di noi, a chi c'era, può ricordare le giornate di Genova nelle quali, con evidenti riferimenti al nuovo governo di allora (infarcito di personaggi che non facevano mistero delle loro idee xenofobe e di esaltazione del fascismo), si sentiva dire ai picchiatori in divisa che le cose ormai erano cambiate, che per lezecche "non ce n'è più". Allora, con fatica, gli anticorpi si sono attivati, e il peggio è stato (forse) scongiurato. Quegli anticorpi che oggi più che mai, nella recente storia repubblicana, devono immediatamente azionarsi.

Siamo tutti Soumayla Sacko.

Le mani e le voci che hanno politicamente armato il suo assassino sono anche tra le mani e voci che siedono in Parlamento, anche tra una parte di quanti hanno proclamato il Governo del Cambiamento, ma sono anche nelle parole e nelle politiche di chi, negli ultimi anni, ha fatto propaganda contro le navi delle Ong, contro le cosiddette invasioni, lasciando nell’abbandono parti di territorio nazionale e, con esse, tante persone, di cittadinanza italiana e non italiana, costrette allo sfruttamento nelle campagne.

Il cambiamento siamo noi e non la vostra politica.

Campagna LasciateCIEntrare, Legal Team Italia, Progetto Melting Pot Europa, Ass. La Kasbah, Garibaldi 101, Presidio Piazzale Trento - Cagliari, Co.S.Mi, Collettivo Mamadou, Ambasciata dei Diritti delle Marche, Osservatorio Migranti Basilicata, Antenne Migranti, Rete Antirazzista Catanese

Ricevi le nostre ultime notizie